Discussione
Avatar_20160325232234.jpg   SEPIA OFFICINALIS
(VITILIGINE > Nuove scoperte scientifiche)
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L’inchiostro di sepia contiene una melanina molto simile a quella umana e altre proteine, tra cui una componente proteica, labile al calore, che risulta tossica nei confronti di molte linee cellulari. Tale molecola ha un peso di 100 kDa e mostra una intensa attività enzimatica, identificabile con la tirosinasi e capace di indurre apoptosi . La tirosinasi è una proteina melanogenica, molto attiva nei melanociti e nelle cellule di melanoma . Tale effetto melanogenico può essere ottenuto in vitro, mediante l’azione della tirosinasi di sepia, la quale agisce su leu- e met-encefaline, ossidandole . La sepia, inoltre, ha in comune con le cellule cutanee di mammifero una proteina, denominata p27BBP, la quale risulta essenziale per la genesi dei ribosomi e per la funzionalità delle integrine. Questa proteina è presente, sulla cute umana, oltre che nelle cellule epiteliali, anche nei fibroblasti e nelle fibre muscolari. È stata anche dimostrata nelle vicinanze dei filamenti intermedi, nei nucleoli, lungo le pareti interne della membrana nucleare e in associazione con desmosomi ed emidesmosomi . Si è anche visto che un estratto alcalino del guscio di sepia possiede un effetto ipoglicemizzante, in quanto aumenta la glicogenesi e riduce la formazione di glucosio dai metaboliti intermedi, quali piruvato e glucosio-1-fosfato : lo stesso guscio ha un effetto anti-convulsivante . Un altro elemento piuttosto interessante è rappresentato dalla forte analogia di NO sintetasi (NADPH-diaforasi), localizzata nel sistema nervoso centrale della sepia, con quella presente nel cervelletto umano . Quanto alla melanina, possiamo considerare di grande interesse la somiglianza della forma umana con quella prodotta dalla sepia, come dimostrato dalla fotoprotezione indotta da quest’ultima, almeno in vitro . Considerando che la melanogenesi è controllata da diversi meccanismi, compresi quelli endocrini, è facilmente comprensibile il ruolo omeopatico della sepia nella terapia di alcune disfunzioni ormonali. Le molecole più importanti, sotto questo aspetto, sono il recettore MCH-1 e i suoi ligandi, ossia melanocortine e ACTH . Altra molecola chiave, nella melanogenesi, è la tirosinasi, come abbiamo già notato, la quale interviene nella formazione del pigmento, sia a livello di melanociti, sia a livello di cellule di melanoma. È stato dimostrato che esiste una attività autoimmune anti-tirosinasi, oltre che nel melanoma (iperpigmentazione), anche nella vitiligine (ipopigmentazione) . In ambedue i casi, sono stati osservati alti titoli IgG, i quali sarebbero associati alla distruzione dei normali melanociti, anche se non sono considerati veri e propri marcatori delle due malattie . Gli anticorpi antitirosinasi, pertanto, rappresentano un ponte patogenetico tra i due estremi, rappresentati dal melanoma e dalla vitiligine . D’altra parte, è stato anche dimostrato che gli anticorpi presenti nei pazienti con vitiligine sono in grado di distruggere le cellule di melanoma in vitro e in vivo . Tali anticorpi, che ovviamente riflettono una spiccata attività citotossica da parte dei linfociti T, hanno permesso di identificare un nuovo autoantigene specifico della Vitiligine, denominato melanin-concentrating hormone receptor 1 (MCHR1). Le IgG sopra menzionate inibiscono il legame di MHC (melanin-concentrating hormone) con il suo recettore.
(giovedì 24 maggio 2012 alle ore 15:02)


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