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Avatar_20160325232234.jpg   PELLE BIOLOGICA E PELLE PSICHICA
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"Nihil est intellectu nisi fuerit in sensu"

San Tommaso D’Aquino

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La pelle è un organo importante nella manifestazione delle emozioni, gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: l'arrossire, l'impallidire, l'aumento di sudorazione, la "pelle d'oca" ecc...La cute è stata anche definita "la parte rovesciata del sistema nervoso" grazie alla comune origine dall'ectoderma embrionale: fa la sua comparsa prima di qualsiasi altro sistema sensoriale verso la fine del secondo mese di gestazione precedendo nell'ordine gli altri due sistemi prossimali, l'olfattivo ed il gustativo, il sistema vestibolare e i due sistemi distali, auditivo e visivo, in virtù della legge biologica per cui più una funzione è precoce e più è probabile che sia fondamentale. La sua complessità anatomica, fisiologica nonché "culturale" anticipa, sul piano organico, la complessità dell'Io sul piano psichico. Tra tutti gli organi di senso è il più vitale ed indispensabile alla vita: si può vivere da ciechi, da sordi, senza odorato, ma senza l'integrità della maggior parte della pelle non si può sopravvivere. Anche nei modi di dire e nei vari significati semantici riscontriamo la ricchezza degli aspetti simbolici della pelle: essere amici per la pelle, avere la pelle di un elefante, avere i nervi a fior di pelle, entrare nella pelle di un personaggio, far rizzare i capelli, far accapponare la pelle, avere la pelle dura, farci i calli, lasciarci la pelle, ridere a crepapelle, rischiare la pelle, vender cara la pelle, non stare più nella propria pelle, capire un altro perché "è una questione di pelle" ecc...Questa similarità di significati che a prima vista può stupire trova spiegazione nel fatto che vari aspetti del nostro corpo e dei nostri vissuti entrano in contatto col mondo esterno e sono più adatti alla dimensione relazionale. Nonostante tutto, i dermatologi si sono dimostrati alquanto restii a prendere in considerazione l'ipotesi che i fattori psichici giocano un ruolo non indifferente su varie dermatosi e più autori hanno lamentato la lentezza e la diffidenza con cui la dermatologia si è avvicinata alla visione psicosomatica delle malattie cutanee. Come in altre specialità ci si è fin troppo abituati ad occuparsi di alterazioni istologiche obiettivabili e analizzabili al microscopio, dell'isolamento del virus e/o del batterio di turno e tutto ciò mal si adatta ad avere a che fare con fattori soggettivi poco apparenti e poco visibili come i sentimenti e la vita psichica. E così si ricade nel circuito chiuso delle varie competenze:il dermatologo si occuperà della pelle, lo psichiatra della sua mente, lo psicoanalista farà distendere il paziente sul suo lettino, in un continuo smembrare il corpo del paziente in organi e parti di organi "malati" dimenticando che l'essere umano è un unicum costituito da anima e corpo! Un corretto approccio al malato deve essere sempre multifattoriale.

La dermatologia si colloca in una posizione molto particolare nell'ambito della medicina psicosomatica poiché si riferisce ad un organo che può essere direttamente visto e toccato e che ha di conseguenza un importante valore relazionale e comunicativo. Organo che è visto e toccato (talvolta manipolato!) anche e sopratutto dal paziente.

Tanti sono stati gli studiosi che si sono dedicati ai rapporti pelle/psiche e tra questi ricordiamo E. Bick, Herman, M.Klein, A.R.Spitz, L.Di Cagno, F. Tustin, D. Winnicott e tanti altri i quali hanno messo in evidenza fondamentali connessioni ed influenze tra apparato psichico ed apparato cutaneo. Negli ultimi decenni uno psicoanalista della scuola francese si è dedicato in particolar modo a questo tipo d’analisi giungendo ad interessanti conclusioni di cui ci occuperemo in particolar modo in questo lavoro. Ci riferiamo a D. Anzieu il quale giunge all’interessante, per i suoi sviluppi psicoanalitici e quindi psicoterapeutici, concetto di Io-Pelle. Egli parla di "basi sensoriali della psiche" che sarebbero costituite proprio dalle relazioni tattili dell'ambiente maternale, ponendo grande importanza agli aspetti del rapporto madre-neonato. Egli parte da studi condotti dal pediatra B. Brazelton proprio sull'ambiente maternale. L'avvenimento della nascita apporta al bambino un'esperienza di massaggio di tutto il corpo e di sfregamento totale della pelle durante il passaggio dal canale del parto, nel corso delle contrazioni materne, nonché dell'espulsione al di fuori dell'involucro vaginale dilatato che si modella alle dimensioni del bambino.

Alla nascita il bambino presenta un abbozzo di Io, frutto delle esperienze sensoriali già fatte verso la fine della vita intra-uterina. La sua sopravvivenza è legata al bisogno di ricevere cure, non solo come nutrimento dall'ambiente maternale, nello stesso tempo egli deve essere capace di inviare dei segnali e dei messaggi per mettere in moto tali cure e stimolare dunque lo stesso ambiente maternale; egli deve anche esplorare l'ambiente che lo circonda alla ricerca di stimolazioni utili per esercitare le proprie potenzialità ed attivare il suo sviluppo senso-motorio. Il bambino dunque nel rapporto diadico madre-neonato svolge un ruolo attivo: sollecita l'ambiente maternale ed a sua volta ne è sollecitato. Si viene a costituire un rapporto a tipo feed-back. Questa reciproca stimolazione permette di acquisire la distinzione importante tra animato ed inanimato, di imitare le imitazioni di suoi gesti a sua volta inviategli dagli adulti e si prepara in tal modo alla conquista della parola. Se l'ambiente maternale non alimenta bene questo feed-back o se esistono deficit neurologici nel bambino tali da non inserirsi correttamente in tali scambi, il bambino presenta reazioni di ritiro o di collera che risultano solo passeggere se lo sono pure le assenze dell'ambiente genitoriale, ma queste reazioni negative diventano durature, intense e patologiche se la non-risposta dell'ambiente persiste. Alla fine con tutte le interazioni che si instaurano nell'ambiente maternale, nel bambino si costituiscono dei modelli di comportamento psico-motorio che, se riusciti, ripetuti ed appresi, costituiranno i precursori dei successivi modelli cognitivi. I soggetti dell'ambiente cominciano a considerare il bambino come una persona vale a dire come chi ha un Io individuale. Brazelton parla di "involucro di maternage": cioè i molteplici feed-back che intervengono nella relazione bambino-ambiente sono un sistema dinamico e creano una realtà psichica nuova di natura topografica che egli appunto chiama "involucro", ma il bambino di questo "involucro" ha una concreta rappresentazione fornitagli da ciò che sperimenta sul piano sensoriale con una certa frequenza e cioè la pelle con tutto ciò che di tattile essa rimanda; esperienze sensoriali ricche di fantasmi. Sono appunto questi fantasmi cutanei a rivestire il suo Io nascente con una figurazione certo immaginaria ma che mette in moto quanto di più profondo è in noi e che è la nostra superficie. Lo sviluppo degli altri sensi è rapportato alla " pelle superficie" che viene fantasmizzata come "originaria". Sembra paradossalmente che la superficie si fa profondo e che ciò che è profondo possa farsi superficie.

Ci ricorda Freud che il tatto è l'unico dei cinque sensi a possedere una struttura riflessiva: il bambino che tocca con le mani parti del proprio corpo, sperimenta le due sensazioni complementari di essere pelle che tocca e nello stesso tempo pelle che è toccata. E' su tale modello della riflessività tattile che si costruiscono le altre riflessività sensoriali: ascoltare i propri suoni emessi, annusare il proprio odore, guardarsi allo specchio. Nella prima descrizione data da Freud nel 1895 di ciò che l'anno dopo egli chiama "apparato psichico" fornisce un'anticipazione dell'Io-pelle, grazie al concetto, non più ripreso in seguito, di "barriera di contatto". Successivamente questo concetto fu ripreso da Bion il quale nel suo testo "apprendere dall'esperienza" (1962) con barriera di contatto indica la barriera tra conscio ed inconscio; le barriere di contatto hanno una triplice funzione: funzione di separazione tra conscio ed inconscio, tra memoria e percezione, tra quantità e qualità e la loro topografia è quella di un involucro a due facce con una faccia rivolta agli stimoli del mondo esterno e l'altra rivolta alla periferia interna del corpo. E' il paradosso di una barriera che ferma il passaggio perché è in contatto e che per tale ragione lo permette in parte, filtrandolo; le barriere di contatto da una parte ricevono gli stimoli esterni che tale schermo ha lasciato passare, dall'altra ricevono direttamente gli stimoli interni (legati ai bisogni fondamentali): la loro dunque è una funzione di frazionamento della quantità e di filtraggio della qualità; la loro struttura è quella di un "setaccio".

Ne "L’Io e l'Es" Freud ridefinisce la nozione dell'Io, la vecchia topica di conscio, preconscio, inconscio rimane, ma profondamente rinnovata dall'aggiunta dell'Io e dell'Es. Si fa avanti il concetto di Io come interfaccia. Ma seguiamo lo scritto di Freud: "un individuo è dunque per noi un Es psichico ignoto ed inconscio, sul quale poggia nello strato superiore l'Io, sviluppatosi dal sistema P (Percezione) come da un nucleo. Sforzandoci di fornire una rappresentazione grafica, aggiungeremo che l'Io non avviluppa interamente l'Es, ma solo quel tanto che basta a far sì che il sistema P formi la sua superficie (dell'Io), e cioè più o meno come il disco germinale poggia sull'uovo. L'Io non è nettamente separato dall'Es, ma sconfina verso il basso fino a confluire con esso".

Sempre Freud ci ricorda uno dei principi fondamentali della psicoanalisi secondo cui tutto lo psichico si sviluppa in continuo riferimento all'esperienza corporea: l'involucro psichico deriva per appoggio sull'involucro somatico. Seguendo ancora lo scritto di Freud: "sulla genesi dell'Io e sulla sua differenziazione dall'Es sembra aver agito anche un fattore diverso, oltre all'influenza del fattore P. Il corpo, e soprattutto la sua superficie, è un luogo dove possono generarsi contemporaneamente percezioni esterne ed interne. Esso è visto come qualsiasi altro oggetto, ma al tatto dà luogo a due specie di sensazioni, una delle quali può essere equiparata ad una percezione interna". Come si osserva il "tatto" risulta nominato chiaramente e la pelle lo è indirettamente sotto il termine di "superficie" del corpo. Tatto che in effetti fornisce una percezione insieme "esterna " ed "interna" e qui Freud allude al fatto che io sento l'oggetto che tocca la mia pelle nel momento stesso in cui sento la mia pelle toccata dall'oggetto (modello della riflessività tattile già ricordata): e del resto molto presto questa bipolarità del tatto diventa oggetto di un'esplorazione attiva da parte del bambino, col dito tocca parti del suo corpo, porta alla bocca il pollice e in questo modo esperimenta simultaneamente i momenti complementari del soggetto e dell'oggetto. L'Io è in contatto sia con il mondo esterno che con il mondo interno: e ciò non è proprio una frontiera, un'interfaccia? Il termine di "involucro" usato da Freud nell "Io e l'Es" non sarà più ripreso nelle opere successive, questo termine resta per lui una metafora: l'Io come configurazione di un sacco inglobante e come una metonimia: l'Io come superficie dell'apparato psichico e la proiezione della superficie del corpo sulla superficie psichica, egli anzi arriva a fare il paragone con l'homunculus: “l'Io è anzitutto un'entità corporea, non è soltanto un'entità superficiale ma anche la proiezione di una superficie. Volendo cercare un’ analogia anatomica la cosa migliore è identificarlo con l'homunculus del cervello degli anatomici (L'Io e l'Es)" Nonostante che la superficie del corpo si chiama pelle Freud lascia implicita tale denominazione: solo mezzo secolo più tardi E. Bick parlerà esplicitamente di "pelle psichica" (1968). L'Io così interpretato da Freud è un'istanza che impedisce il flusso libero dell'energia ed evita l'effrazione delle " barriere di contatto"; delimita con la sua funzione di "giudizio" il mondo percettivo esterno dal mondo psichico interno e ciò corrisponde al ruolo di frontiera dell'involucro psichico; con la sua funzione di”repressione” protegge lo psichismo stesso, da uno straripamento traumatico proveniente dall'esterno evitando così l'invasione dello psichismo da una quantità troppo grande di eccitazione il cui connotato affettivo è il dolore:ciò corrisponde al ruolo di para-eccitazione dell'involucro psichico; presenta con la sua funzione di "attenzione" una duplice sensibilità: l'una rivolta verso il mondo percettivo (l'esterno) l'altra verso il mondo dei ricordi (l'interno). Questa funzione permette di riconoscere in tempo una percezione penosa, in modo da evitare il dispiacere tramite la messa in opera di investimenti laterali (ciò che Freud chiama la difesa primaria), poichè l'attenzione si rivolge anche ai ricordi, cioè al mondo interiore, ecco che l'esito sarà anche la comparsa di uno o più investimenti mnestici e la comparsa dei ricordi risvegliati dalla percezione: ciò corrisponde quindi alle "connessioni" che l'involucro psichico instaura con gli oggetti del mondo percettivo, tramite la sua faccia esterna, e con quelli del mondo interiore, tramite la sua faccia interna.

Possiamo dunque elencare le cinque funzioni dell'involucro psichico:

1) l'Io ostacola il libero scorrimento dell'energia psichica: funzione di "contenimento";

2) l'Io protegge lo psichismo dall'effrazione prodotta da una gran quantità d’energia proveniente dal mondo esterno: funzione di "para-eccitazione";

3) con la sua funzione di "giudizio" delimita il mondo percettivo ed il mondo immaginario: funzione di "frontiera" tra mondo esterno ed interno;

4) con la sua funzione di "attenzione" si ha la funzione di "connessione";

5) l'Io è il risultato di un investimento di alcuni neuroni con l'energia proveniente dall'interno del corpo, ciò corrisponde alla costituzione dell'involucro psichico attraverso una differenziazione della superficie dello psichismo a contatto col mondo esterno: "differenziazione della superficie del self".

Sulla base di queste argomentazioni e ragionamenti e riprendendo dei "passaggi" già intuiti da Freud, secondo Anzieu l'Io originariamente in Freud corrisponde chiaramente a ciò che lui propone di chiamare Io-Pelle. Con Io-Pelle Anzieu designa " una rappresentazione di cui si serve l'Io del bambino, durante le fasi precoci dello sviluppo, per rappresentarsi se stesso come Io che contiene i contenuti psichici, a partire dalla propria esperienza della superficie del corpo". Poichè ogni attività psichica si appoggia su una funzione biologica, l' Io-Pelle trova il suo appoggio sulle diverse funzioni della pelle.

L'Io-Pelle viene considerato come "interfaccia": l'ambiente maternale è detto così perché "circonda" il bambino di un involucro esterno fatto di messaggi il quale si adatta con una certa elasticità, lasciando uno scarto disponibile, all'involucro interno, alla superficie del corpo del bambino a sua volta luogo di emissione di ulteriori messaggi: il doppio feed-back che si instaura e di cui si è già accennato sfocia a parere dell'autore in un'interfaccia raffigurata sotto forma di una pelle comune alla madre e al bambino; interfaccia da un lato del quale sta la madre, dall'altro il bambino. Questa pelle comune li mantiene "attaccati" insieme, ma secondo una simmetria che traccia la loro futura separazione. Prima del formarsi di tale pelle comune, lo psichismo del bambino è dominato da un fantasma intra-uterino che nega la nascita ed esprime il desiderio di un ritorno nel seno materno. Questa fissazione al fantasma intra-uterino ed il fallimento nel passaggio al fantasma della pelle comune sono quanto si può riscontrare nell'involucro autistico. L'interfaccia trasforma il funzionamento psichico in un sistema sempre più aperto che conduce la madre e il bambino verso attività sempre più separate e verso l'indipendenza, in seguito infatti, si cancella tale pelle comune e si giunge al riconoscimento che ognuno ha la propria pelle ed il proprio Io, cosa che avviene con resistenza e dolore. Se il bambino supera ed elabora le angosce legate a questi fantasmi egli acquista un Io-Pelle proprio; mentre la fissazione a questo o a quello di tali fantasmi, particolarmente al fantasma della pelle scorticata, i meccanismi di difesa messi in atto per rimuoverli, proiettarli, iperinvestirli eroticamente, rovesciarli nel loro contrario giocano un ruolo importante nell'ambito delle malattie dermatologiche e nell'ambito del masochismo.

Anzieu ha tracciato un parallelismo più sistematico tra le funzioni della pelle e le funzioni dell'Io ed ha cercato, per ciascuna funzione, di precisare le modalità di corrispondenza tra l'organico e lo psichico, i tipi di angoscia legati alla patologia della funzione e le raffigurazioni dei disturbi dell'Io-Pelle che la clinica ci offre. Le funzioni descritte dall'autore sono nove, ma ammette un eventuale rimaneggiamento nel numero e nella natura di tali funzioni, resta dunque un sistema aperto in dipendenza di nuovi studi, chiarimenti ed intuizioni. Passiamo in rassegna tali funzioni:

1) come la pelle ha una funzione di "sostegno" dello scheletro e dei muscoli così l'Io-Pelle ha la funzione di "conservazione" della vita psichica; la funzione psichica si sviluppa per interiorizzazzione dell'"holding" materno, cioè di come la madre "tiene" il bambino (Winnicott); l'Io-Pelle è dunque una parte della madre, in particolare le mani, che è stata interiorizzata e che mantiene la vita psichica in condizioni di funzionare, quindi la "conserva" e la " sostiene".

2) una funzione di "contenitore": così come la pelle ricopre l'intera superficie corporea quasi a contenerla così corrisponde la funzione dell'Io-Pelle che cerca di avvolgere e contenere tutto l'apparato psichico, pretesa che in seguito si rivela illecita, ma che all'inizio risulta utile. Tale funzione è esercitata soprattutto dall'"handling" materno, in pratica da come il bambino è "manipolato" dalla madre (Winnicott); così nel bambino la sensazione-immagine di pelle come sacco contenitore viene elicitata dalle cure corporee procurategli dalla madre. L'Io-Pelle viene raffigurato come scorza, l'Es pulsionale come nucleo con entrambi i termini bisognosi l'uno dell'altro; l'Io-Pelle è contenitore solo se ha pulsioni da contenere, da localizzare in sorgenti corporee e più tardi da differenziare. Alla carenza di questa funzione contenitrice dell'Io-Pelle corrispondono due tipi di angoscia: a) l'angoscia di una eccitazione pulsionale diffusa, permanente e sparsa, non localizzabile, non identificabile e non appagabile e che si rifà ad una topografia psichica costituita da un nucleo senza scorza: l'individuo cerca una scorza vicaria nel dolore fisico o nell'angoscia psichica; b) nel secondo tipo di angoscia la scorza esiste, ma la sua continuità risulta interrotta da buchi: è un Io-Pelle colabrodo, difficilmente i pensieri e i ricordi vengono conservati, fuggono via, ne subentra l'angoscia d'avere un interno che si svuota, in particolare dell'aggressività utile per qualsiasi affermazione di sè.

3) la pelle è un organo che "protegge" l'organismo in generale da ogni aggressione che possa provenire dall'esterno (aggressioni fisiche, chimiche, biologiche, radioattive, eccesso di stimoli, ecc...) così l'Io-Pelle che possiede una funzione di "para-eccitazione". Gli eccessi e i deficit della para-eccitazione fanno considerare figure molto varie. F. Tustin ha descritto le due immagini del corpo riferibili rispettivamente all'autismo primario e secondario: l'Io ameboide quando nessuna delle funzioni dell'Io-Pelle è stata acquisita, né quella di sostegno né quella di contenitore e neanche quella di para-eccitazione ed inoltre il doppio strato non è stato abbozzato; l'Io crostaceo con un carapace rigido che sostituisce il contenitore assente e che impedisce alle successive funzioni dell'Io-Pelle di espletarsi. Il para-eccitazione in mancanza dell'epidermide può essere cercato con appoggio sul derma: è questa la seconda pelle muscolare (E.Bick), è la corazza caratteriale (W.Reich).

4) funzione di individuazione del Sé: come la pelle con le sue caratteristiche di colore, odore, rugosità, con gli elementi suoi propri, basti pensare alle impronte digitali, permette di evidenziare una "individualità" unica ed irripetibile (ogni individuo possiede la sua "pelle personale") così l'Io-Pelle permette una individuazione del Sé che offre il sentimento di "essere unico". L'angoscia descritta da Freud di "perturbante estraneità" (1919) risulta legata alla minaccia all'individualità del Sé dovuta all'indebolimento dei suoi "confini". Anche nella schizofrenia la realtà esterna, confusa con quella interna, è considerata pericolosa da assimilare sicché la perdita del senso della realtà permette il mantenimento, anche a costi elevati per tutta l'economia psichica, del sentimento di unicità del Sé.

5) funzione di intersensorialità: la pelle è sede di alcuni organi di senso tra cui lo stesso tatto e presenta quindi la capacità di ricevere, integrare e smistare i vari stimoli sensoriali che alla fine verranno ulteriormente integrati da quella realtà neurofisiologica che è l'encefalo (possiamo dunque vedere più globalmente annessa all'ectoderma tale funzione d'integrazione intersensoriale vista l'origine comune di SNC e pelle); similmente l'Io-Pelle è una realtà psichica che collega tra loro le varie sensazioni facendole risaltare su quello sfondo primitivo che è l'involucro tattile. Tale funzione porta al costituirsi di un "senso comune". La carenza di questa funzione sfocia nell'angoscia di spezzettamento, di frattura, di smontaggio del corpo, vale a dire a dire di un funzionamento anarchico dei vari organi di senso.

6) funzione di sostegno dell'eccitazione sessuale: la pelle del bambino è oggetto d'investimento libidico della madre. Le cure materne si accompagnano a continui contatti pelle a pelle che preparano la strada all'autoerotismo e il piacere cutaneo diventa "terreno" abituale dei piaceri sessuali che si concentrano in certe zone erettili o in certi orifizi; l'Io-Pelle svolge la funzione di "superficie di sostegno dell'eccitazione sessuale", su questa superficie in caso di un normale sviluppo si localizzeranno le zone erogene, si riconoscerà la differenza dei sessi desiderando la loro complementarietà. Venendo meno una scarica soddisfacente questo involucro di eccitazione erogena si può trasformare in involucro di angoscia. Se tale sostegno non è assicurato il soggetto da adulto si potrà sentire non abbastanza sicuro nell'ambito di una relazione sessuale completa con reciproca soddisfazione genitale. Se poi gli orifizi e/o le zone erogene diventano luoghi di esperienze algogene viene rafforzata la topografia di un Io-Pelle pieno di "buchi", può essere aumentata l'angoscia persecutoria e può aumentare la predisposizione alle perversioni sessuali che mirano a mutare il dolore in piacere.

7) funzione di ricarica libidica: alla pelle quale superficie di stimolazione permanente del tono senso-motorio tramite le eccitazioni esterne corrisponde la funzione dell'Io-Pelle di ricarica libidica del funzionamento psichico, di conservazione della tensione energetica interna nonché della sua distribuzione tra i sotto-sistemi psichici (questo concetto si rifà alle barriere di contatto suddette). Le alterazioni di questa funzione producono due tipi di angoscia: l'angoscia di "esplosione" dell'apparato psichico per un effetto di sovraccarico di eccitazione e l'angoscia del Nirvana di fronte a ciò che potrebbe essere il desiderio d'annullamento della tensione.

8) funzione di "iscrizione delle tracce": la pelle attraverso gli organi sensitivi che contiene fornisce dirette informazioni sul mondo esterno; l'Io-Pelle esplica la funzione di iscrizione delle tracce sensoriali, tattili, funzione di pittogramma, come l'ha definita P. Castoriadis-Aulagnier (1975) o di scudo di Perseo, come è stata definita da F. Pasche (1971) il quale rinvia l'immagine della realtà come uno specchio. Questa funzione è facilitata e fortificata dall'ambiente maternale nella misura in cui la madre assolve, nei confronti del bambino, il proprio ruolo di "presentazione dell'oggetto" (Winnicott). Questa è una funzione che si sviluppa sia grazie ad un apporto biologico: sulla pelle viene tracciato e si imprime un primo disegno della realtà, che sociale: il far parte di un gruppo sociale può essere caratterizzato dalla presenza di tatuaggi, pitture, incisioni, truccature, scarificazioni, gli stessi vestiti. L'Io-Pelle in tal senso può essere assimilato ad una pergamena originaria che può conservare abbozzi e schemi cancellati, corretti e rivisti di una scrittura "primitiva" fatta solo di tracce cutanee. Una delle alterazioni di tale funzione è l'angoscia di essere "segnati" sulla superficie della pelle e dell'Io da "scritte" infamanti e indelebili provenienti dal Super-Io quali eritemi, eczemi o altre dermatosi o ferite simboliche secondo Bettelheim.

9) funzione di "autodistruzione"; le funzioni passate sin quì in rassegna sono al servizio della pulsione di attaccamento e poi della pulsione libidica, ma si può anche ipotizzare una funzione "negativa" dell'Io-Pelle, una "battaglia" al servizio di Thanatos che porta all'autodistruzione della pelle e dell'Io. A tal proposito basta pensare ai processi immunopatologici di autoimmunità, veri attacchi al "Self": e non si potrebbe azzardare un parallelismo tra Self/Non Self biologico e Sé/Non-Io psichico? Spesso la pelle risulta teatro di lotte autoimmunitarie, basti pensare alle manifestazioni cutanee del lupus eritematoso, della dermatomiosite, della sclerodermia, del lichen ruber planus con la sua variante scleroatrofica, la vitiligine, l'alopecia areata, ecc... certamente queste sono tutte dermatosi ad etiopatogenesi multifattoriale dove però il ruolo psichico potrebbe talvolta ed in certe situazioni essere non trascurabile e in ogni caso essere causa di peggioramento della dermatosi. Aspetti similari, anche se diversi sono i meccanismi immunopatologici in causa, vengono descritti nella struttura allergica dove i ricercatori hanno descritto una "inversione" dei segnali di sicurezza e di pericolo: la familiarità ad esempio anziché essere vissuta come protettiva e rassicurante, viene rifuggita come cattiva e "l'estraneità" anziché inquietante si rivela attirante; da qui l'atteggiamento paradossale dell'allergico che evita ciò che gli può far bene ed è attratto da ciò che gli è nocivo. Il fatto che la struttura allergica si presenti con l'alternanza di eczema-asma permette di chiarire i meccanismi dell'Io-Pelle messi in gioco. All'inizio si tratta di sopperire alle insufficienze dell'io-pelle/sacco nel dare giusti confini ad una "sfera psichica interna" nell'ordine del "volume" e cioè nel passaggio da una rappresentazione bidimensionale ad una tridimensionale dell'apparato psichico (cf. Houzel). Le due malattie corrispondono così a due possibilità di rapportarsi alla superficie di tale sfera: dall'interno o dall'esterno. Nell'asma vi è un tentativo di sentire dal di dentro l'involucro costitutivo dell'Io corporeo: il malato si gonfia così di aria, ha fame d'aria, fino a sentire le frontiere del proprio corpo ed assicurarsi dei limiti allargati del proprio Sé; per conservare la sensazione di un Sé-sacco gonfiato rimane in apnea a rischio di bloccare gli scambi respiratori con l'esterno e soffocare. L'eczema è un tentativo per sentire dal di fuori tale superficie corporea del Sé con le sue lesioni dolorose e/o pruriginose, con il suo contatto non più liscio e morbido, con il suo involucro di calore e di eccitazione erogena diffusa.

Le funzioni dell'Io-Pelle passate in rassegna secondo Anzieu potrebbero essere sia rimaneggiate che ampliate: si tratta dunque di un sistema ancora aperto e rivisitabile sulla base di nuove acquisizioni concettuali e psicodinamiche: egli tra l'altro avanza l'ipotesi di spingersi oltre nello studio delle rimanenti funzioni della pelle quali quella di produzione (di peli, di unghie), di secrezione (di sudore, di ferormoni), per rapportarle e confrontarle ad altre funzioni dell'Io.

Resta dunque la convinzione che il paziente dermatologico va considerato non come semplice malato biologico, ma soprattutto come malato il cui disagio psichico si può "scolpire" direttamente sulla pelle. Panconesi che da anni si occupa dei rapporti cute-psiche sostiene che il clinico dermatologo dovrebbe sempre più utilizzare un metodo psicosomatico nell'approccio a tali malati.

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32) Tustin F., 1981, Stati autistici nei bambini, Roma, Armando, 1983.
33) Winnicott D. W., 1962, Sviluppo affettivo ed ambiente, trad. it. 1970 Roma, Armando Ed.
34) Winnicott D.W., 1969, Dalla pediatria alla Psicoanalisi, trad. it. 1975, Firenze, G. Martinelli.
35) Winnicott D.W., 1971, Gioco e Realtà. trad. it. 1974 Roma, Armando Ed.

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(giovedì 24 maggio 2012 alle ore 16:17)


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