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Avatar_20160325232234.jpg   VITILIGINE, NUOVA TECNICA DI RIPROGRAMMAZIONE CELLULARE
(VITILIGINE > Nuove scoperte scientifiche)
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Vitiligine, nuova tecnica di riprogrammazione cellulare
(L'approccio potrebbe rivelarsi utile anche per il melanoma)

Alcune malattie della pelle, come la vitiligine, potrebbero beneficiare di una nuova tecnica per la riprogrammazione delle cellule più comuni della pelle, i fibroblasti, in melanociti funzionali in grado di produrre nuova epidermide.
La nuova tecnica è descritta sulle pagine di Nature Communications da un team della Scuola di Medicina Perelman presso l'Università della Pennsylvania, in collaborazione con il Wistar Institute e l'Università di Boston.
Il nuovo approccio si basa sulla possibilità di bypassare la fase intermedia nel processo di riprogrammazione, come spiega l'autore dello studio, il prof. Xiaowei Xu: “attraverso la riprogrammazione diretta evitiamo la necessità di passare per la fase delle cellule pluripotenti e convertiamo direttamente i fibroblasti in melanociti. In tal modo non sussiste più il rischio di tumorigenicità delle nuove cellule”.

Le cellule vanno incontro vanno incontro spesso a riprogrammazione e differenziazione. Con le nuove conquiste in ambito di terapia cellulare, la medicina sta aprendo il campo per nuovi trattamenti clinici, anche se tuttora il controllo del processo risulta ancora complicato. La difficoltà sta nell'identificare i fattori di trascrizione specifici necessari per la creazione della cellula desiderata. Inoltre, il duplice passaggio da una cellula qualsiasi in una cellula pluripotente indotta e poi nella cellula di cui si ha bisogno porta con sé, come detto, un certo pericolo di insorgenza tumorale.

L'équipe di Xu è riuscita a saltare la fase intermedia attraverso la ricerca dei fattori di trascrizione cellulare specifici per la trasformazione in melanociti. Alla fine hanno identificato tre fattori di trascrizione necessari per la formazione dei melanociti: SOX10, MITF e PAX3, una combinazione che hanno ribattezzato SMP3.

Gli scienziati hanno dapprima sperimentato la combinazione SMP3 su fibroblasti di embrioni di topo, evidenziando una rapida crescita di marcatori melanocitici. Poi hanno utilizzato una combinazione SMP3 derivata dalle cellule dermiche fetali umane, e anche in questo caso i melanociti di nuova formazione sono apparsi in maniera rapida.

I test hanno confermato il funzionamento di queste cellule alla stregua di normali melanociti, sia in vitro che in vivo sui ratti. Di fatto, i nuovi melanociti hanno dimostrato di essere funzionalmente identici a dei melanociti normali.

I ricercatori prevedono di utilizzare la nuova tecnica nel trattamento di un'ampia varietà di malattie della pelle. Il metodo messo a punto potrebbe infatti rappresentare un'opportunità interessante anche per lo studio del melanoma. Attraverso la generazione di melanociti a partire dai fibroblasti di pazienti colpiti da melanoma, “potremmo individuare i composti che possono prevenire lo sviluppo del melanoma”, conclude il prof. Xu.

Fonte: www.italiasalute.it
(mercoledì 24 dicembre 2014 alle ore 10:18)


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