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Avatar_20160325232234.jpg   IL RUOLO DELL’EMISFERO CEREBRALE DESTRO NEI PROCESSI DI GUARIGIONE
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INTRODUZIONE

Prendendo parte ad un seminario sui saperi e le pratiche etnomedici ho avuto modo di confrontare differenti aspetti della medicina e del rapporto tra terapeuta e paziente, sia nel sistema medico occidentale, sia nelle cosiddette società “tradizionali”. Tra i numerosi testi presi in esame c’è un saggio che ha stimolato particolarmente la mia curiosità: “L’efficacia simbolica”, contenuto nel libro “Antropologia strutturale” di Claude Lévi-Strauss (1975).

Tra i temi affrontati dall’autore in questo brano mi limiterò ad analizzare principalmente ciò che si intende per efficacia simbolica aggiungendo una breve storia degli sudi a riguardo.

Cercherò di evidenziare: 1- come alla base dei processi mentali che entrano in gioco in circostanze simili a quelle riportate da Lévi-Strauss, ci sia una modalità analogica (Fileni 1997) del pensiero; 2-come gli stati alternativi di coscienza, quali l’ipnosi, siano una regola di base del funzionamento del cervello; 3- come i meccanismi endogeni messi in atto durante l’autoipnosi conducano l’organismo ad una riorganizzazione strutturale; 4- come quindi, le cure simboliche possano tutte ascriversi al campo dell’ipnosi; 5- infine come l’immaginazione possa innescare reazioni psicofisiologiche responsabili dell’autoguarigione, o efficacia simbolica.

Prendere le mosse dal testo di Franco Fileni, “Analogico e digitale” (ibidem), non mi induce a trascurare altre osservazioni ed interpretazioni avanzate da autori quali de Martino, Bibeau, Dow o Talamonti1 su fenomeni prossimi a quelli che mi accingo a riferire. Al contrario suggerisco un approccio complementare agli orientamenti dei
già citati autori. Del resto la stessa ricerca di Fileni è volta a dimostrare ciò che la cultura e la scienza perdono ignorando o trascurando l’altra metà della nostra “mente”, l’emisfero destro. Il campo di studi etnomedici mi sembra appropriato per discutere del ruolo e delle funzioni di tale emisfero, considerando il fatto che si tratta del diretto referente delle psicopatologie (Erickson-Rossi 1982), la sede delle nostre rappresentazioni del mondo, nonché l’emisfero dominante tra le culture pre-logiche, primitive o tradizionali che dir si voglia (Irwin, 1994).

E’ doveroso premettere che nell’analisi che segue, pur descrivendo i due emisferi cerebrali e le loro modalità analogica e digitale come funzioni “naturali” e proprie ad ogni uomo, non intendo prescindere dalle distinte concezioni e rappresentazioni del corpo biopsichico forgiate all’interno di una specifica cornice culturale. E’ solo, come afferma Jakobson (cit. in Fileni 1997, pag.88), che “sotto la pressione di un modello culturale[…] viene preferito ora l’uno ora l’altro processo”.

L’EFFICACIA SIMBOLICA
Lévi-Strauss nel saggio “L’efficacia simbolica“ commenta alcuni aspetti della cura sciamanistica presso i Cuna della repubblica di Panama.
Nel caso preso in esame la terapia si avvale di un canto il cui scopo è aiutare un parto difficile. L’argomento del canto è una lotta simbolica 1 I testi cui faccio riferimento, e che saranno presi in esame più avanti, sono: de Martino 1961, Bibeau 1982,Dow 1988, Talamonti in Lanternari & Ciminelli 1998.
all’interno del corpo della partoriente tra spiriti soccorritori e malefici per recuperare l’ “anima” della futura madre, sottratta da un’entità detta Muu.
Lo sciamano e i suoi spiriti protettori lottano contro gli abusi di Muu che sconfitta, è costretta a rilasciare l’anima, così il parto avviene con successo.
Nel canto “la strada di Muu” e la “dimora di Muu” sono rappresentazioni indigene della vagina e dell’utero della partoriente, all’interno dei quali lo sciamano lotta per restituire l’anima alla madre. Considerando però che lo sciamano non tocca mai “l’ammalata” la terapia sembra restare confinata all’ambito psicologico. Per Lévi-Strauss si tratta appunto, di una manipolazione psicologica dell’organo malato. La lunga descrizione iniziale dei preparativi sembra dover immettere la donna dapprima in una situazione ordinaria, e solo inseguito la si induce a spostare l’attenzione verso il proprio corpo. Racconti mitici e temi fisiologici si alternano rapidamente fino a fondersi, come se la coscienza della partoriente non dovesse più percepire alcuna differenza fra i due ambiti.
La cura dunqueconsiste nel tradurre uno stato intollerabile per il corpo in un linguaggio e in una situazione che la mente possa accettare. Presumibilmente questa traduzione del significato originario in un equivalente simbolico, il mito, ha lo scopo di produrre una reazione organica ordinata e controllabile.
Gettando un ponte tra sciamanismo e cura psicanalitica Lévi-Strauss riporta le considerazioni di Desoille (cit. in Lévi-Strauss 1975, pag.224) sui disordini psicopatologici: secondo lo studioso tali disturbi sarebbero accessibili esclusivamente attraverso il linguaggio dei simboli.
A tal proposito sono citate anche le ricerche della Sechehaye la quale riconosce che per quanto simbolico possa essere un discorso terapeutico, esso si scontra sempre con la barriera del cosciente (ibidem). Soltanto un’azione è in grado di aggirare tale ostacolo, e di fatti la psicanalista mima gli atti simbolicamente carichi di quegli elementi necessari ad infrangere lo scudo della coscienza dei suoi pazienti. Solo così il messaggio terapeutico giunge all’inconscio.

Aspetti simbolici affiorano ovunque nelle terapie e non solo in quelle proprie dei sistemi medici tradizionali o della psicanalisi. Anche nella scienza biomedica possono essere rinvenute delle componenti simboliche:
la vestizione del medico con il camice bianco, simbolo di purezza e di potere, l’imposizione delle mani o dei ferri, la simbologia protettiva della croce nelle società che abbracciano il Cristianesimo, della luna crescente per i musulmani o dello scudo rosso di David per gli ebrei2. Altri rimandi della medicina alla simbologia cristiana emergono nell’usanza, diffusa fino agli anni settanta, di somministrare, quando possibile, i farmaci stretti tra due ostie per facilitarne l’assunzione e l’effetto!
In cosa consiste dunque questo “simbolismo terapeutico”? Quali sono quelle reazioni endogene che desterebbe? Come fa a varcare le soglie inconsce dell’infermo?

STORIA DEGLI STUDI SULL’EFFICACIA SIMBOLICA
Prenderò brevemente in esame le conclusioni di alcuni studiosi che come Lévi-Strauss hanno tentato di comprendere la logica sottesa a tale processo.
2 Recentemente gruppi musulmani ed ebrei hanno richiamato l’attenzione sul simbolo della Croce Rossa Internazionale. La conseguente disputa per la scelta di un nuovo logo che fosse “ culturalmente neutrale” è significativa di quanto la medicina,avendo come fine ultimo la salute e come oggetto l’uomo, non sia esente da rapporti di potere,bensì veicoli forme di identità culturale celate sotto la presunta universale realtà organica.
Per James Dow la medicina simbolica si avvale della tendenza propria del mondo mitico a contenere simboli capaci di avvicinare il sistema sociale al Sé del paziente. Il guaritore attinge al mondo mitico specifico della sua cultura, ne seleziona una trama particolare e simbolica (simboli transazionali) e vi associa le emozioni del sofferente.Manipolando direttamente questi simboli lo specialista terapeutico agisce sulle emozioni dell’ammalato, che a loro volta destano quei processi psicologici e fisiologici in grado di alterare le dinamiche del sé e le reazioni del sistema somatico (Dow 1988).
In uno studio sulla medicina Ngbandi Bibeau sostiene che l’attività simbolica è determinante per mobilitare gli stati emozionali ai quali il cervello reagirebbe per stimolare i processi neuroendocrini che inducono modificazioni fisiologiche nell’organismo. L’efficacia dei trattamenti rituali degli Angbandi si spiega dunque come un’attivazione di meccanismi endogeni in grado di rinforzare il processo di autoguarigione iniziato dal corpo (Bibeau 1982).

Per Ernesto de Martino il terapeuta di fronte al paziente ricorre al mito come tecnica di destorificazione e donazione di senso: “Mediante la destorificazione mitica l'iniziativa storica del qui e dell'ora, con la sua concreta responsabilità, viene occultata e mascherata. In questo modo, operando come se l'azione fosse la ripetizione di una iniziativa primordiale, si ridischiude di fatto il concreto agire storico (de Martino 1977:pag 233-4).

Anche il saggio della Talamonti sull’esorcismo cattolico può essere letto nei termini di efficacia simbolica.Nel testo in questione l’autrice dimostra come la possessione e il ruolo di posseduta siano ritualmente prodotti dall’esorcismo stesso, la cui efficacia dipende dal grado di apprendimento del ruolo che il soggetto è chiamato a “recitare”.Inoltre la Talamonti suggerisce come si possa parlare di stato di trance della posseduta e in un certo qual modo, di possessione anche per l’esorcista.
Pur trovandomi in accordo con tutte le spiegazioni avanzate dai su citati autori, un senso muto e disordinato premeva forte contro le pareti della mia testa senza trovare una via d’uscita o un interprete. Continuavo a ripetermi che se la confessione rituale di rancori, ansie, sensi di colpa, tabù violati, ha un valore terapeutico, come dimostrato da Turner, Signorini o Bibeau3, allora deve esserci una forza opposta che frena “il linguaggio” e agisce come concausa in alcune situazioni patologiche. Questa forza è proprio la barriera del cosciente di cui parlava la Sechehaye.
Qui quella barriera diventa qualcosa di concreto e localizzato: nel cervello,
esattamente nell’emisfero sinistro.

Due cervelli
Il cervello umano è suddiviso in due metà speculari, l’emisfero sinistro e l’emisfero destro, comunicanti per mezzo del corpo calloso. Va ricordato che per l’incrociarsi delle fibre nervose, l’emisfero destro governa la parte sinistra del corpo e viceversa.

3 I lavori a cui faccio riferimento sono quelli di Turner sul rituale Ndembu (Turner 1976,pp.417-455), di Signorini e Tranfo sulle terapie Huave (Signorini 1979, pp.164-197), o di Bibeau sulla medicina Ngbandi (Bibeau 1982, pp.43-84).Ritengo siano sufficienti a segnalare il valore terapeutico della “confessione”.
I numerosi esperimenti condotti su pazienti dal “cervello diviso”4 hanno evidenziato le rispettive funzioni dei due emisferi superiori.
Caratteristiche dell’emisfero sinistro sono la logica analitica, la ragione, la ricerca dell’obiettività, il linguaggio, l’interpretazione, i processi discreti che avanzano per tappe e successioni, la percezione del tempo, il controllo motorio ed altre funzioni “meccaniche”. All’emisfero destro competonoinvece i processi visivi, la percezione dello spazio, la simultaneità, la comprensione degli insiemi, le metafore, i simboli, il sogno, gli stati alternativi di coscienza, i cosiddetti flash d’ispirazione e tutto quanto rimandi ad una totalità o ad una relazione tra le parti. Una differenza importante tra i due emisferi è il loro stato di coscienza: l’emisfero razionale ha coscienza delle informazioni che elabora, quello destro è completamente inconscio. E’ evidente che la metà sinistra si assume il ruolo di parlare per l’intera persona, ma non è cosciente (non fa giungere alla coscienza) delle informazioni presenti nell’emisfero opposto.
Siamo di fronte a due differenti visioni del mondo e quindi differenti linguaggi.E’ ciò che Franco Fileni designa con i termini di analogico e digitale (Fileni 1997). Fileni ricorre alle due espressioni per riferire distinte modalità di codifica, ove per analogica si intende la modalità di ogni strumento che operi per analogia, ovvero su processi e quantità reali continue, piene, mentre con digitale si indica qualsiasi dispositivo che opera per scale discontinue, con elementi discreti, astratti e segmentati.

4 Michael Gazzaniga, neuroscienziato statunitense, che per 25 anni ha studiato sperimentalmente i cosiddetti “cervelli divisi”, o split brain. Simili interventi erano praticati su individui affetti da epilessia:sezionando il corpo calloso ne risultava troncata la comunicazione interemisferica e quindi la crisi non trovava sbocco motorio.
I due principi, così come gli emisferi cerebrali, non sono in opposizione tra loro, bensì sono complementari, spesso in rapporto gerarchico. L’emisfero destro, l’analogico, afferra la realtà in configurazioni complesse e simultanee, inoltre possiede procedimenti cognitivi elevati che dominano l’attività del sinistro, l’emisfero digitale. Di fatto le operazioni di quest’ultimo si presentano come una sottrazione, quindi un atto secondario, rispetto alle percezioni immediate e d’insieme operate dal primo.
L’emisfero destro appare in ultimo il più ricettivo: grazie ad esso il soggetto apprende i dati che provengono dalle realtà più sottili (comunicazione non verbale, sensazioni impercettibili a livello conscio, dori, suoni, ecc.). I nostri canali di comunicazione con l’esterno sarebbero invasati da un sovraccarico sensoriale di messaggi, se l’emisfero sinistro non filtrasse e frenasse questo flusso esercitando un’azione critica.
L’interprete, (questa è la calzante definizione che Gazzaniga dà dell’emisfero sinistro; Gazzaniga 1998), lascia pure che l’emisfero destro sogni, viva allucinazioni e stati alternativi di coscienza, che crei metafore e miti, che accolga ispirazioni musicali o letterarie, ma nulla di tutto ciò raggiungerà la soglia del cosciente se il censore digitale rinverrà un alto tasso di irrazionalità nel contenuto. Sembra esistere un meccanismo nella mente dell’uomo, più precisamente in questa parte digitale, che si sente in qualche modo obbligato a giustificare il perché della nostra condotta, costruendo delle vere e proprie teorie circa il suo significato. Gazzaniga lo definisce appunto l’interprete, poiché sarebbe pronto a scattare in maniera del tutto automatica ogni volta che facciamo qualcosa, sempre attento a giustificare quanto fatto, lasciando rientrare il comportamento in una logica più accettabile. Crea le differenze, scarta e accoglie in funzione della sua
univoca logica, tutto il resto cade nella sfera del non detto, nel regno dell’emisfero silente5, sovrano incontrastato di tutte le reazioni psicosomatiche. Infatti, è proprio questo il referente diretto dei sintomi.
Ed ecco il suo limite: l’emisfero analogico non contempla la definizione, non “sa” parlare, manca di un apparato neuronale specializzato alla produzione del linguaggio.Tutto ciò che resta nell’emisfero silente senza poter trovare una via di uscita, una digitalizzazione, rimane caos. Il non detto è ancora “materia” informe, non ha nome, non ha un contesto riconoscibile, non giunge alla coscienza; è stato di potenzialità assoluta, moltiplicarsi indifferenziato dei sensi e quindi, privo di un significato6.
Nei soggetti con un’eccessiva dominanza dell’emisfero sinistro, si manifesta l’attitudine a chiudersi in un pensare privo di immaginario intuitivo che può condurre perfino a psicosi di panico dovute all’incapacità di affrontare i problemi che sembrano presentarsi ogni volta come nuovi.
D’altro canto, uno sviluppo eccessivo dell’emisfero analogico produce dislessia, carenze verbali e infine l’autismo.

L’IPNOSI
Le psicoterapie tradizionali tendevano a tradurre-interpretare il linguaggio psicosomatico (analogico) nei modelli cognitivi e astratti dell’emisfero sinistro.La medicina simbolica, lo sciamanesimo, i rituali terapeutici di gruppo, lavorano direttamente con l’emisfero destro. Gli approcci mimici, 5 L’emisfero sinistro è definito parlante, il destro silente.Ciò si deve al fatto che la struttura fondamentale deputata al linguaggio, detta Area di Broca , dal nome del suo scopritore, è situata nella parte pre-frontale dell’emisfero sinistro (Gazzaniga 1998).

6 Dal verbo “significare” usato nella sua accezione originaria: far sapere con segni o parole.

le danze, un ritmo monotono cantato o suonato, ma anche le fragranze7, i bagni caldi per le purificazioni, sono solo alcuni degli espedienti usati nelle terapie simboliche per allontanare dolcemente la coscienza. Milton Erickson, docente di psichiatria alla Wayne State University in America, usa clinicamente le differenze di funzionamento dei due emisferi. Egli concepisce l’ipnosi come un’enfatizzazione dell’attività propria all’emisfero destro e al contempo, un depotenziamento del sinistro.Gli stati mentali connessi all’ipnosi, così come al sonno, sono stati psicofisici spontanei e naturali per ogni essere vivente durante i quali si realizzano processi di autoguarigione.

In condizioni di veglia un segnale, proveniente dal mondo esterno, giunge ai nostri sensi e diviene tensione elettrica che si propaga fino alla corteccia cerebrale.Ora alcune cellule dell’ipotalamo si preoccupano di trasformare questi impulsi di neuroni corticali in messaggeri ormonali. Viaggiando nel sangue questi ormoni creano una rete di comunicazione tra corpo e cervello tale da organizzare l’azione dei neuroni e delle cellule a qualsiasi livello (percettivo, sensoriale, organico, ecc.). L’esito di questo ciclo è tradurre lo stimolo ricevuto dal mondo esterno in proteine. Chi ricopre il ruolo decisivo in questo processo è un tipo di geni (IEG Immediate-Early Genes) detti Geni delle Risposte Primarie.

Le nuove proteine formate sono in grado di regolare i processi di adattamento e di omeostasi cellulare.Quindi da un breve segnale esterno il 7 Le fragranze stimolano in modo particolare il flusso sanguigno nell’emisfero destro, il che equivale ad un aumento dell’attività del medesimo. Si potrebbe spiegare in questo modo l’uso frequente di radici o essenze profumate all’interno di rituali terapeutici.

Anche lo sciamano protagonista del canto Cuna riportato da Lévi-Strauss, durante la fase preliminare alla terapia, prepara suffumigi di fave di cacao. Inalare tali sostanze faciliterebbe l’accesso all’emisfero analogico e un conseguente calo della censura cosciente.

nostro organismo è in grado di sviluppare tutta una serie di trasformazioni genetico-molecolari e creare modifiche permanenti nella struttura fisica e nel sistema nervoso. In quest’ottica ad ogni stato d’animo corrisponderebbe fedelmente uno stato fisiologico.
Durante il sonno si innescano dei processi analoghi di intensa crescita psicofisiologica che coinvolgono la sintesi di intere strutture di proteine nel cervello, le stesse proteine che poi serviranno come base organica per i nuovi sviluppi della personalità. Recentemente si è scoperto come tali processi che sfruttano i cicli circadiani (delle 24 ore giornaliere) involontari degli ormoni possano essere controllati intenzionalmente. Il cosiddetto orologio biologico di ogni essere umano ne è un esempio. Esperimenticondotti su individui in grado di svegliarsi all’ora desiderata senza ausilio di una sveglia, hanno dimostrato che nel loro sangue il livello di ormoni che presiedono allo stato di veglia, si eleva considerevolmente già un attimo prima di aprire gli occhi. Se ne deduce che la sola intenzione di svegliarsi ad un orario prestabilito sia sufficiente ad utilizzare il ritmo ormonale circadiano, ed attivare quindi il cambiamento psicofisiologico desiderato.

Durante la veglia si verificano spostamenti di consapevolezza, “ipnosi quotidiane” o “trance psichiche” equivalenti all’ipnosi o trance provocate. Propria di queste condizioni è una variazione ciclica dello stato di coscienza giornaliero in intervalli regolari di 90-120 minuti. Queste fluttuazioni, o “ritmi ultraradiani”, sono equiparabili a quel processo regolato dai IEG che tramite la sintesi di proteine crea modifiche a livello psicosomatico.

Sfruttando questi processi naturali il terapeuta, durante le sedute ipnotiche, si limita ad offrire alla mente inconscia del paziente (emisfero destro) del materiale simbolico immaginifico, e attenderà poi che tale componente compia il vero e proprio lavoro di guarigione, evitando così le resistenze e il fattore ansioso disturbante tipico dell’emisfero razionale. L’ipnosi mette in crisi sistemi coerenti di pensiero, (emisfero digitale), l’idea stessa di realtà, utilizzando il paradosso della realtà possibile, spingendo così l’individuo a riformularsi la propria storia. E’ quanto fa lo sciamano cuna suggerendo il contenuto simbolico del mito, l’immagine-azione, alla oscienza analogica della partoriente, fornendole, dunque, un orizzonte alternativo (non filtrato dai condizionamenti della mente ordinaria resa impotente), in cui dispiegare le proprie forze.Per qualunque via la suggestione arrivi al cervello, essa viene trasformata in sensazione, in immagine in movimento. Le scoperte pavloviane sui riflessi condizionati hanno messo in luce come ogni organo e tessuto ha una sua rappresentanza corticale.La corteccia cerebrale è in grado di interferire sull’attività del nostro organismo, anche la più profonda (biologico/molecolare); non esiste un’attività mentale che possa chiudersi in sé stessa, ogni pensiero viene inevitabilmente somatizzato.

Qualunque atteggiamento partecipativo che richieda attenzione e concentrazione è già una valida trance ipnotica: senza mediazioni la mente crea mondi per un tempo sufficiente a viverli intensamente. In questi stati ogni sentimento, emozione, sensazione coinvolge a pieno la nostra dimensione mente-corpo.

Pensiamo al nďďng ahlďy (letteralmente “dove sta”) o malattia del tono di San Mateo del Mar di cui scrivono Signorini e Tanfo.Il tono è ciò che conferisce identità ad un individuo e si esprime nel legame dell’uomo con un animale, un fenomeno atmosferico o un oggetto. Uomo e tono sono una sola cosa, i mali dell’uno si ripercuotono sull’altro anche se il tono vive in posti lontani. La cura consiste nel raggiungere quest’ultimo e scoprire la causa del male.Il guaritore è il neasaing, “colui che solleva” poiché alza e trasferisce il malato ed il suo alter ego per salvarlo dal pericolo.Signorini e Tranfo negano che il neasaing ricorra ad uno stato di trance, ma le essenze bruciate, le preghiere, l’enorme quantità di simboli di cui il complesso rituale è ricco, la mimesi, le azioni e i movimenti cui il malato è sottoposto passivamente sono elementi sufficienti ad indurre un’alterazione della coscienza, un depotenziamento dell’emisfero sinistro, per lo meno nel paziente. Durante questa terapia il guaritore mima presso il paziente le
azioni che svolgerebbe là dove si trova il tono8; beve molto e lavora nascosto da una cortina di fumo, bruciando fiori secchi; solleva il malato fra le braccia e lo fa girare vorticosamente, lo depone sul letto o a terra girandovi tre volte intorno; ripete l’intero rituale per tre volte.
E’ stato provato che perfino negli stati alternativi di coscienza imputati all’assunzione di droghe o stupefacenti le reazioni sono determinate dalle motivazioni, dalle aspettative o dalle istruzioni ricevute. Nelle pratiche mediche tradizionali molte cerimonie e persino molte
sostanze utilizzate non hanno proprietà curative in senso stretto; possono
sortire effetti di guarigione perché partono da presupposti diversi di ciò che sono l’essere umano e la malattia e dunque sfruttano degli stati mentali, 8 Questa lotta simbolica mimata, finalizzata a salvare l’alter ego del sofferente lavora nella stessa direzione del canto cuna riportato da Lévi-Strauss. La sola differenza consiste nel fatto che qui il guaritore tocca e sposta il corpo dell’uomo, ma sono gesti tesi a tradurre il significato originario -rappresentato dal corpo malato- in un equivalente simbolico, l’immagine-azione del tono che ha più facile presa sullo stato mentale alternativo del paziente.

forme di trance, che favoriscono la guarigione. Una verità questa nota agli sciamani che facendo ricorso, anche in modo teatrale, alla suggestione destano quei meccanismi endogeni che presiedono all’autoguarigione del malato.

Il segreto dell’ipnosi è la relazione: c’è ipnosi quando c’è relazione. Il terapeuta ha la massima concentrazione nei confronti del soggetto, entra egli stesso in uno stato ipnotico tale da indurlo nel paziente. La Talamonti ammette che si possa parlare di trance per la posseduta protagonista del caso da lei documentato, e le attenzioni che l’esorcista le rivolge per riportarla ad uno stato “cosciente” sembrano confermarlo. La possessione si rivela un prodotto dello stesso esorcismo durante il quale non si escludono fasi di coscienza alternativa del prete.

Il problema psicologico, il sintomo, ma ancora di più la percezione che se ne ha, è come una cornice fissa che l’individuo -o il gruppo in alcuni casisi dà coattivamente per fare in modo che il proprio comportamento limitante (lo stesso sintomo) sia l’unica soluzione, lo strumento più adatto per dar voce e senso al proprio essere in un dato contesto di riferimento. Il sintomo diventa definizione unidirezionale del sé; l’interpretazione di sé cui si ricorre per ovviare ad un senso muto che ci assale. L’uomo agisce non più per volontà propria ma perché posseduto dalla paura, da un’entità sovrannaturale, dall’ira vendicativa di un morto.De Martino parlava di crisi della presenza, ma si potrebbe parlare di crisi espressiva della coscienza, della coscienza del Sé.Il sintomo diviene il confine di ciò che per sua natura non ha discontinuità (inconscio, mente analogica, coscienza), e il confine parla per ciò che non ha voce, e chiede in quanto argine, di essere infranto.Il vincolo stimola la creatività: nel contesto terapeutico il corpomente del malato è chiamato non più a definirsi, bensì a re-inventarsi.

L’IMMAGINAZIONE
L’inconscio parla e reagisce con immagini e la percezione di queste ultime è una prerogativa dell’emisfero destro. Man mano che un monoideismo coinvolge la nostra attenzione, le facoltà logico-ragionali abbassano la guardia. Nelle terapie ipnotiche il monoideismo è spesso concretizzato in una o più immagini. L’immagine mentale è talmente efficace che si è potuto osservare come le aree cerebrali che si attivano facendo un movimento, reagiscono nello stesso modo anche quando ci limitiamo ad immaginare quell’azione.

L’ipnosi è solo una forma, è il nome che viene dato ad una serie di processi intelligenti, ad azioni della mente che si dispiegano a partire da immagini (immagin-azione), orientate ad ottenere risultati. Si procede da un pensare differenziato (digitale) ad una forma di pensiero unificato o indifferenziato (analogico), qual è quello mitico.

Quando una parola si riferisce a sensazioni fisiche ci sono persone che provano le sensazioni di cui si sta parlando. Questo è il fenomeno noto come ideosensoria, poiché il nostro cervello fa “confusione” fra livelli di astrazione differenti e scambia la mappa per il territorio.Per avere un’idea del potere intrinseco all’immaginazione basti pensare ad un individuo la cui gamba malata sia stata amputata. Egli ha ancora viva dentro sé l’immagine mentale del suo arto e ne sente ancora il dolore.

L’immagine-azione è esperienza9 e l’esperienza è la causa del mondo, lo strumento attraverso il quale realizziamo la nostra proiezione del reale. Similmente l’animo umano, la coscienza di sé, si costruisce attraverso un processo di identificazione con le nostre rappresentazioni del reale. Il pensiero razionale, empirico si polarizza sull’oggettività del reale, il pensiero analogico o mitologico si polarizza sulla soggettivazione del reale, sulla proiezione identificativa.

La conoscenza totale del simbolo, la sua proprietà di trascendere forme e significati, e l’immaginazione, la capacità di congiungere differenti qualità ed esperienze in un’unica realtà, rappresentano due delle qualità tipiche dell’emisfero destro. In questa regione tutto è ancora pienamente manifesto, indifferenziato. Il Tutto e il Nulla, il vuoto potenziale, coincidono. Entrambi mancanti di margini e confini, per l’emisfero sinistro sono inconcepibili, esistono solo come mere parole.

L’IMMAGINAZIONE DEL PRIMORDIO
La parola è infatti il confine di cui l’Interprete si serve per dare un significato all’universo.Attraverso la nominalizzazione si delinea il reale e lo dis-vela. All’origine però il nostro è sempre un pensiero indifferenziato. Il momento della creazione, la creazione dell’universo, è il momento in cui nacque l’immaginazione. In alcuni miti in cui viene narrata una creazione a partire dal Nulla, l’Essere Supremo fino ad allora incosciente e sconosciuto, prende coscienza di sé: immagini vengono alla sua mente ed 9Ne sono un esempio quegli innesti di storia forniti dall’induzione ipnotica nel corso di alcune terapie. Al vissuto doloroso del paziente si sostituisce una “realtà” più accettabile di cui l’individuo fa esperienza –vive- in stato alternativo di coscienza. Essendo questi stati una prerogativa dell’emisfero destro, incapace di distinguere, il corpo del paziente crede ciecamente alla nuova esperienza e si riorganizza di conseguenza. La mente ordinaria sa di vivere una storia fantastica ma nelle sue depotenziate condizioni non può intervenire e lascia che sia.
egli sente di essere solo; coscienza e materia sono compenetrati ancora nella sua essenza; al di la di se steso v’è il Nulla. A questo punto viola -e quindi crea- i confini del proprio corpo: piange, sputa, eiacula, urina, oppure nomina. Dopodiché l’Essere Supremo demanda il compito di creare ad altre entità sovrannaturali10.Nel momento in cui avverrà la dipartita dell’Essere Supremo, di lui non resteranno che rappresentazioni simboliche (spesso sono forme celesti quali il sole o le stelle o axis mundi), strumenti attraverso i quali stabilire una comunicazione con il divino.
Per i Campa, popolazione peruviana, vi fu un tempo in cui il Tutto era all’interno di un unico flusso ma nel momento in cui l’Essere Supremo prese a nominare le forme, la cosa detta usciva dal flusso e si dischiudeva l’esistenza.

E’ esattamente in questo modo che l’emisfero analogico che qui ho accostato all’Essere Supremo e l’emisfero digitale, gli esseri cui si demanda la creazione, lavorano per proiettare la nostra immagine del reale.
Il pensiero culturale sviluppatosi con il cammino dell’uomo è il nostro pensiero differenziato, “demandato”e specializzato. Le pratiche e le terapie simboliche che magari implicano il ricorso a poteri sovrannaturali o altro ancora, attingono la loro efficacia alla stessa fonte originale al pensiero indifferenziato, la regola di funzionamento basilare del cervello stesso.
Un universo però, è reso possibile solo nel momento in cui se ne colga il pluriverso ad esso collegato. La nostra percezione multiforme della realtà è conseguenza di ciò che raccogliamo dalle nostre esperienze sensoriali: ogni 10 E’ il caso dei Desana della Colombia Meridionale dove il Sole Creatore, una forza invisibile e sovrannaturale, è uno stato dell’essere, “un’intenzione gialla”che diede avvio alla creazione poi lasciò che fossero altri esseri ad agire per completare l’opera.Da allora tutto il creato è compenetrato di “intentipropositi gialli”.

organo sensoriale accompagna, precede, coincide con ciò che è attorno a noi, in un continuo lavoro interpretativo affinato dalla personale cultura di riferimento.

OPERE CITATE
Lévi-Strauss, C. 1975 (1949) “L’efficacia simbolica”, in Antropologia
strutturale, pp210-230. Milano: Il Saggiatore
Lupo, A. 2001 “Capire è un po’ guarire: il rapporto paziente terapeuta tra
dialogo e azione”, ne I quaderni del ramo d’oro n.4.Siena: Protagon Editori
Toscani.
Turner, V.1976 (1967) “La foresta dei simboli. Aspetti del rituale
ndembu”, pp351-455. Brescia: Morcelliana
Fileni, F.1997 (1996) “Analogico e digitale. La cultura e la
comunicazione”, Edizioni Goliardiche.
Signorini, I. & Tanfo, L.. 1979 “le infermità: classificazione e terapie”, in I.
Signorini Gente di laguna. Ideologia e istituzioni sociali dei Huave di San
Mateo del Mar, pp164-197. Milano: Angeli.
Talamonti, A. “La produzione rituale della possessione e del ruolo di
posseduta nell’esorcismo cattolico”, pp.239-268 in Lanternari, V. &
Ciminelli, M.L.1998 Medicina, magia, religione, valori. II.
Dall’antropologia all’etnopsichiatria. Napoli: Liguori.
Bibeau, G. ”L’attivazione dei meccanismi endogeni di autoguarigione nei
trattamenti rituali degli Angbandi “, pp.131-158 in Lanternari, V. &
Ciminelli, M.L.1998 Medicina, magia, religione, valori. II.
Dall’antropologia all’etnopsichiatria. Napoli: Liguori.
Bibeau, G 1982 “A systems approach to Ngbandi medicine”, in African
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Fonte: http://www.haras.it/tesi/tesina_ipnosi.pdf
(giovedě 24 maggio 2012 alle ore 15:51)


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