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Avatar_20160325232234.jpg   HANS SELYE E IL CONCETTO DI STRESS
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"Hans Selye (Vienna, 26 gennaio 1907 – Montréal, 16 ottobre 1982) è stato un medico austriaco. Figlio di madre austriaca e padre ungherese, cresciuto a Komárno. Viene ricordato per le ricerche effettuate sullo stress e per la Sindrome Generale di Adattamento da lui identificata e descritta."

Il concetto di stress è semplice da comprendere: in una singola parola, esprime i disagi della vita in un mondo incerto. Lo si può accumulare in centi­naia di modi diversi e l'uomo è alla costante ricerca di metodi per combatterne gli effetti, dai massaggi alle vitamine alla meditazione. Lo stress è diventato un disturbo estremamente diffuso: può colpire chiunque, tranne chi conduce vita monastica e chi è particolarmente fortunato. Se ne può discutere senza imba­razzo e, almeno in parte, lo si può considerare responsabile di qualsiasi male colpisca una persona. A dire il vero, lo stress è un concetto talmente popolare che spesso si dimentica che esso ha i suoi fondamenti nella medicina, che è alla base di numerose ricerche scientifiche e che è tra le origini dell'alleanza tra medicina e psicologia. Gli studi sullo stress rappresentano una stimolante compensazione al rigido riduzionismo di certe forme di ricerca medica e biolo­gica e forniscono una prospettiva olistica nel senso migliore del termine. Il primo a formulare il concetto di stress fu il medico viennese Hans Selye.

Hans Hugo Bruno Selye nacque il 26 gennaio 1907 a Vienna da Maria Felicitas Langbank e Hugo Selye, un noto chirurgo che proveniva da una famiglia di tradizione medica. Inizialmente, Hans studiò privatamente con una governante; in seguito frequentò il Collegio dei Padri Benedettini. Nel 1924, si iscrisse all'Università Tedesca di Praga, quindi trascorse un anno presso gli atenei di Parigi e Roma e conseguì la laurea in medicina nel 1929. Successivamente, Selye proseguì gli studi di chimica organica, ottenendo il diploma di dottorato nel 1931. Dopo essere emigrato negli Stati Uniti, trascorse un anno presso la Johns Hopkins University; nel 1933 assunse un posto di docente di biochimica alla McGill University di Montreal.
In seguito, Selye raccontò spesso la genesi del concetto di stress, una singolare narrazione scientifica di scoperte, delusioni e rivelazioni. Il primo barlume dell'idea risale al 1925, quando Selye era ancora uno studente di medicina. Durante le presentazioni cliniche, aveva cominciato a chiedersi come mai tanti pazienti manifestassero gli stessi sintomi nelle prime fasi di malattie diverse. Ad esempio, i fastidi e i dolori generalizzati, la lingua impastata, i disturbi allo stomaco e la perdita di peso caratterizzavano molte malattie. Pur accennando a questi sintomi, i professori non davano loro molta importanza e si concentravano sui segni specifici delle varie malattie, come ad esempio il gonfiarsi delle ghiandole parotidi negli orecchioni.
In seguito, Selye perse di vista questa "sindrome del malessere" per un decennio, ma vi ritornò nel 1935. Mentre faceva delle ricerche su un nuovo ormone bovino – l'endocrinologia era una disciplina recente e in rapida espansione – Selye iniettò un estratto di ovari bovini in dei topi da laboratorio, provocando negli animali un serie di reazioni. Lo strato esterno della corteccia surrenale si ispessì mentre il timo si ridusse e nello stomaco e nell'intestino apparvero ulcere sanguinanti. Un simile complesso di sintomi non era mai stato osservato prima. Inizialmente, Selye credette di aver scoperto un nuovo ormone sessuale.

Tuttavia, l'entusiasmo di Selye non durò a lungo. Iniettando nei topi estratti di organi diversi – di placenta, milza, rene – notò che gli animali sviluppavano la stessa triade di sintomi. La sua speranza di aver scoperto un nuovo ormone svanì e Selye si scoraggiò finché, come scrisse in seguito, "i miei occhi caddero su una boccetta di formalina che per caso si trovava sulla mensola davanti a me". Quando iniettò negli animali la formalina – una sostanza velenosa utilizzata per conservare i tessuti – Selye ottenne gli stessi risultati. Sembrava che qualsiasi sostanza tossica provocasse le stesse reazioni. "Credo di non essermi mai sentito più deluso in vita mia. All'improvviso, tutti i miei sogni di scoprire un nuovo ormone erano infranti".

Poi, la mente di Selye tornò di colpo alle osservazioni fatte quando era ancora uno studente di medicina. Ricordò i primi sintomi causati da tante malattie infettive e riconobbe qualcosa di simile nelle ghiandole surrenali ingrossate, nel timo rimpicciolito e nelle ulcere sanguinanti dei topi. Gli venne in mente anche che, in molti casi, le cure per le varie malattie erano essenzialmente le stesse: si raccomandava ai pazienti di riposare, di mangiare cibi semplici e di stare al caldo. "Se potevamo dimostrare che l'organismo aveva un modello di reazione generale e non specifico", scrisse Selye, "con cui poteva affrontare i danni provocati da una varietà di potenziali agenti patogeni, questa reazione difensiva si sarebbe prestata a un'analisi rigidamente oggettiva e strettamente scientifica". Era nato il concetto di stress.
Il primo articolo di Selye sullo stress fu pubblicato su Nature come lettera al direttore nel 1963. Presto, Selye sviluppò la teoria della Sindrome Generale d'Adattamento (G.A.S.), presentando una spiegazione in tre stadi della reazione di stress. Il primo stadio dello stress, la reazione d'allarme, era seguita dalla/aie di resistenza e, infine, dalla fase di esaurimento. Non si trattava di termini impressionistici: i nomi dei tre stadi erano associati al modo in cui il corpo rila­scia gli ormoni corticali disponibili, li ripristina e infine li esaurisce. Inizialmente, Selye considerò le reazioni di stress fenomeni puramente ormonali. In seguito, riconobbe l'enorme importanza del ruolo dell'ipofisi – ghiandola vicina all'ipotalamo – nella risposta dell'organismo allo stress. Attualmente, si suppone che i neurotrasmettitori governino la secrezione di neurormoni, che a loro volta regolerebbero l'emissione dell'ormone adrenocor-ticotropina (ACTH), il quale scatena la reazione di stress. Tuttavia, la chimica dello stress deve essere ancora chiarita, come molti fenomeni legati al cervello.

La teoria dello stress non venne accettata immediatamente. Le idee di Selye furono criticate dall'eminente Walter B. Cannon, che aveva sviluppato il moderno concetto di omeostasi; in seguito, Selye disse: "Tra gli studiosi riconosciuti ed esperti, del cui giudizio potevo fidarmi, ce n'erano così pochi d'accordo con i miei punti di vista; dopo tutto, non era sciocco e presuntuoso da parte di un principiante contraddirli? Forse avevo sviluppato una concezione distorta, forse stavo soltanto perdendo tempo?" Tuttavia, Selye ottenne l'appoggio di Sir Frederick Banting, lo scienziato canadese che era stato all'avanguardia nell'uti-lizzo dell'insulina per la cura del diabete. Banting lo aiutò a ottenere un piccolo assegno di ricerca e, anche se la resistenza al concetto di stress continuò per qualche anno, nel 1950 Selye pubblicò la monografia Stress, in cui presentava una serie impressionante di prove sperimentali. Selye cominciò anche a pubbli­care una rivista annuale dedicata allo stress; inoltre, le nuove scoperte nel campo dell'endocrinologia tendevano a confermare la sua teoria.
Nel corso di ricerche portate avanti personalmente e in collaborazione con altri studiosi, Selye giunse a identificare una componente di stress in un gran numero di disturbi: malattie cardiovascolari e problemi cardiaci di ogni sorta, malattie infiammatorie comprese le reazioni allergiche e perfino malattie infet­tive come il comune raffreddore. Anche i disturbi psicosomatici di diverso genere, dai problemi digestivi all'obesità ai disturbi sessuali sono frequente­mente legati allo stress. Prima del 1975, esistevano ben centodieci pubblicazioni sullo stress; nel corso della sua vita, Selye scrisse più di trenta libri e millecin­quecento articoli.

Oltre agli scritti accademici, Selye fu autore di libri indirizzati a un pubblico "profano". The stress oflife (Lo stress della vita) uscì nel 1956 e divenne un clas­sico diffusissimo; anni dopo, Selye pubblicò Stress without Distress (Stress senza paura). Selye era consapevole dell'importanza della creatività e della libera espressione della personalità e trattò anche la meditazione trascendentale e la filosofia Hare Krishna. Le sue opere sono pervase da un tono alto-borghese e talvolta hanno un'impronta didattica (ad esempio, in un libro Selye dice alla gente come dormire e come prendere la vita). Scrisse perfino un manuale di istruzioni per scienziati, From Dream to Discovery (Dal sogno alla scoperta), in cui spiega "Come comportarsi", "Come pensare" e "Come lavorare". Aveva una concezione anacronistica della "causalità finalizzata" ed era d'accordo con le idee del concittadino KONRAD LORENZ su una "teleonomia finalizzata al mantenimento delle specie". Formulazioni simili trovano uno scarso appoggio scientifico sia all'epoca sia al giorno d'oggi.

Pur essendo ormai ampiamente riconosciuto, negli ultimi anni il concetto di stress è stato messo in discussione sotto diversi aspetti. Oggi, i ricercatori tendono a distinguere lo stress sociale, fisiologico e psicologico e il nuovo concetto di "coping" ha acquisito una grande importanza. Sottolineando l'alta sensibilità del sistema ormonale agli stimoli emozionali, il ricercatore Richard S. Lazarus e altri hanno contestato l'idea fondamentale che lo stress si verifichi come reazione puramente non specifica a un agente stressante. Ad esempio, l'avere freddo non evoca necessariamente lo stessa reazione di stress dell'avere molto freddo. Tuttavia, tali studi riflettono l'interesse dato dagli psicologi al concetto di stress e la crescente importanza dei vari metodi di gestione dello stress.
Selye era uno scienziato energico. Parlava dieci lingue, si mantenne sempre in forma e curò l'aspetto per tutta la vita. Dal 1945 al 1977, anno del pensiona­mento, fu professore e direttore dell'Istituto di Medicina Sperimentale e Chirurgia dell'università di Montreal. Ricoprì anche la carica di presidente dell'International Institute of Stress, fondato nel 1976. Selye si sposò tre volte: con Frances Rebecca Love nel 1930, con Gabrielle Grant nel 1949 e con Louise Drevet nel 1978.

Instancabile lavoratore, scrisse un'autobiografia, The Stress of My Life, a giudicare dalla quale non dev'essere stato una persona facile con cui vivere. Selye riteneva che pochi scienziati "[passavano] abbastanza tempo con la famiglia o [prestavano] abbastanza attenzione ai problemi politici come dovrebbe fare un buon cittadino medio". Tuttavia, come molti studiosi dello stress che vennero dopo di lui, era spinto da un sentimento di solidarietà astratto ma genuino: "Secondo me", scrisse, "i più alti pregi dell'umanità sono i senti­menti di affetto verso i propri simili e in particolare la compassione per tutti coloro che soffrono a causa di malattie, povertà e oppressione". Hans Selye morì il 16 ottobre 1982.

Fonte: http://www.semperinsimaonlus.it
(mercoledì 20 febbraio 2013 alle ore 10:58)


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